Comunità Italiana in Brasile

Renato Chierighini

Sono Italiano!!
Appena ricevuta la notizia che era stata riconosciuta la mia cittadinanza italiana provai una sensazione di orgoglio e allo stesso tempo di nostalgia.
Sono cresciuto sentendo i mei nonni che mi ripetevano sempre: <<Tu sei oriundo!>>
Mi ricordo ancor oggi di quando ci ritrovavamo, in casa di mio nonno intorno alla tavola amorosamente preparata dalla nonna e imbandita di vivande italiane saporitissime, e dell'immancabile vino rosso.
Le mani e la faccia di mio nonno tradivano la sua dura vita di lavoratore.
Era un uomo austero, disciplinato, estremamente onesto e lavoratore; l'immagine più fedele de quegli italiani che a partire dalla fine del secolo scorso cominciarono a spargere il loro sudore in questa terra brasiliana benedetta.
Mi ricordo como fosse oggi i racconti sul mio bisnonno che dovette lasciare l'Italia e avventuarsi nel Brasile; allora gli fu promesso del governo italiano che tutti i suoi discendenti, sino alla terza generazione, avvebero avuto garantita la cittadinanza... un modo, forse di rendere meno amara la grande tristezza che certamente tutti dovevano avere nel cuore mentre lasciavano il Bel Paese.
Mio nonno arrivò in Brasile e cominciò a lavorare da bracciante agricolo como quasi tutti gli emigranti italiani dell'epoca.
Lavorò molto!
Riuscì a sfondare!
Il suo più grande successo però fu quello di lasciare ai suoi discendenti i valori dell'onestà, della disciplina e del lavoro.
Confesso che per me l'"acquisto" della cittadinanza italiana ha il sapore una "promessa" scritta da molto tempo nella storia della mia famiglia e che non poteva non compiersi: quase che un ciclo storico si fosse concluso in quel momento; ebbi la incredibile sensatione che i miei avi si trovessero al mio lato rallegrandosi e condividendo com me quel momento davvero unico.
Allo stesso tempo, tuttavia, sentii che in quel momento stava cominciando un nuovo ciclo.
Questa sensatione mi porto subito a domandarmi il senso dell'<<essere italiano>>: dei miei doveri; delle esigenze della mia "nuova Patria".
Potei dunque constatare che buona parte dei "connationali" che avevano "aquistato" la cittadianza italiana, avere perso quasi completamente la propria italianità.
Ciò appare evidente sopratutto in quelle persone della mia generazione (la 3a.).
Mi ribolle il sangue nelle vene quando vedo qualcuno interessato alla cittadinanza italiana soltanto perché potrà viaggiare più facilmente all'estero o perché potrà mostrare il passaporto della Unione Europea: la stessa cosa mi succede com quelli che opportunisticamente vogliano il passaporto italiano per andare e vivere in Europa.
Non ho niente contro coloro che tentano la vita fuori dal Brasile, anche perché, se così fosse, rinnegherei il mio passato, visto che la stessa cosa accadde agli emigranti italiani.
In realtà, credo che la questione più importante debba essere l'approfondimento del significato di una cittadinanza poiché questa consiste sì in diritti ma anche, e direi soprattutto in doveri!!
Questo mi ha portato a ricercare tutto dell'Italia attuale.
Mi é toccata la fortuna di vivere nella città di Itu, dove si sta facendo molto per riunire la comunità italiana: tuttavia sento che c'é ancora molto da fare per realizzare una vera integrazione tra i cosidetti "doppi cittadini" e i nostri "fratelli" che vivono in Italia.
Abbiamo bisogno di unire le forze affinché questo sogno si realizzi!
Ciascuno facendo la propria parte, con disciplina, onestà e impegno, come i nostri avi ci hanno insegnato.
Sono brasiliano e amo la mia terra!
Sono italiano! Con molto orgoglio!


Renato Chierighini
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